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Gibellina Nuova e il Grande Cretto

Gibellina la Nuova, posta a 18 chilometri di distanza rispetto al precedente insediamento, totalmente raso al suolo dal terremoto, nella notte del 15 Gennaio del 1968, è situata di fronte a Salemi, nella valle del Fiume Freddo che sfocia nel Golfo di Castellammare.
Rispetto ad altri paesi della valle del Belice, ricostruiti vicino al loro paese originario, gli abitanti di Gibellina hanno preferito compiere un grande salto per ragioni sia economiche, che sociali. La sua ricostruzione in una zona collinare, più vicina all’autostrada Palermo- Mazara del Vallo e alla ferrovia, ha sottratto la città all’isolamento. Scompare per sempre la città arabo-medievale, con le sue viuzze strette e le case povere fatiscenti: prima terre asciutte e bianche, ora terre nere, umide e fertili adatte all’agricoltura .
Gibellina la Nuova , una vera città d’arte, è stata progettata da Marcello Fabbri. Sorta sul modello della città giardino a pianta ellittica con molti spazi aperti, è una città dal disegno singolare: due blocchi planimetrici disposti simmetrici, rispetto ad un asse longitudinale,come una sorta di farfalla appoggiata al terreno, con grandi ali unite dal corpo degli edifici pubblici .
I lavori iniziarono nel 1971, cinque anni dopo venne completata la prima urbanizzazione.
Appena completato il tracciato e edificate le prime case, Ludovico Corrao, il suo sindaco rifondatore, cominciò ad interpretare la struttura urbana della città, come fosse un pentagramma, tra le cui righe si poteva collocare una moltitudine di opere d’arte. Gibellina chiamò a raccolta artisti e architetti per riqualificare i suoi spazi e riaffermare il suo diritto di civiltà antica alla cultura del presente. La città è così diventata un grande museo a cielo aperto, in cui si alternano, di continuo, sbalorditive opere architettoniche e artistiche.
Non c’e piazza, via, angolo di strada, che non abbia qualcosa di eccezionale ed innovativo, che abbia fatto diventare Gibellina un laboratorio di scultura e architettura contemporanea.
Lunghissimo l’elenco degli artisti contemporanei che hanno partecipato a questa grande opera culturale e architettonica: Consagra, Venezia, Quaroni, Thermes, Purini, Mendini, Pomodoro, Samonà, Gregotti, Legnagli, Franchina, Vigo e tanti altri.
L’esecuzione delle opere venne affidata agli artigiani del luogo. Soltanto di recente la Regione Siciliana ha riconosciuto l’importanza delle opere d’arte di Gibellina, promuovendone la valorizzazione.
Il Museo civico d’arte contemporanea conserva una collezione con oltre mille opere di artisti italiani e stranieri e comprende una delle più importanti collezioni di Mario Schifano, realizzata per Gibellina, con alcune tele di grandi dimensioni.
L’iniziativa del Sindaco Corrao però non ha ricevuto solamente approvazioni ma anche molte critiche dovute all’estraneità delle opere d’arte e degli edifici rispetto alla cultura dei suoi cittadini. Di fatto, l’esperimento di Gibellina oggi continua a suscitare molta attenzione, sia a livello nazionale, che soprattutto internazionale. La città si è trasformata in un “esperimento interrotto ”, lasciato in abbandono creando nelle sue grandi piazze e nelle strade un paesaggio sospeso, popolato da interventi mai terminati.
Gibellina è diventata un museo en plein air, grazie al contributo e al dono degli artisti, architetti e uomini di cultura che fino dagli anni Ottanta si sono ritrovati insieme ai gibellinesi nella difficile ed entusiasmante opera di ricostruzione.
Per chi giunge dell’autostrada, è possibile cogliere la città e il suo profilo caratterizzato dalla sfera della Chiesa Madre di Ludovico QUARONI (1911- 1987) e dalla Stella di Pietro CONSAGRA (1920-2005) attraverso le cui numerose opere presenti a Gibellina è possibile compiere un viaggio tematico dei suoi elaborati.
Decine sono gli artisti, centinaia sono le opere d’arte, le installazioni, gli spazio urbani, i mosaici; migliaia le opere di pittura contemporanea, in parte custodite nel Museo Civico d’Arte Contemporanea della città.
Consiglio di soffermarsi al Ciclo della Natura, dieci grandi tele di Mario SCHIFANO (1934- 1998), realizzate nel 1984, nel corso di un laboratorio.
Non può mancare una sosta nel metafisico sistema delle piazze di PURINI e THERMES; ne all’interno delle architetture di Francesco VENEZIA: i due Giardini Segreti e soprattutto il capolavoro del Palazzo Di Lorenzo, dove le pietre di un antico palazzo nobiliare della città vecchia, sono state recuperate per diventare l’interno dell’opera dell’architetto napoletano. Imperdibile è la Montagna di Sale di Mimmo PALADINO, nata come scenografia di uno dei tanti spettacoli teatrali, che ogni anno si susseguono al teatro dei ruderi, dove una volta sorgeva la piazza della città vecchia.

IL CRETTO

Scrive Stefano Zorzi nel libro Parola di Burri:

Andammo a Gibellina con l’architetto Zanmatti il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non faccio niente di sicuro, dissi subito. Andiamo a vedere il posto dove sorgeva il vecchio paese. Era a quasi venti chilometri, ne rimani veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea. Ecco io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema anche per voi, le armiamo per bene e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti un perenne ricordo di questo avvenimento.”

Il bozzetto del Cretto di Gibellina venne eseguito nel 1981 in bianco di zinco, vinavil e acrilico su legno. L’intero cretto segue i diversi dislivelli del terreno sulle colline della Valle del Belice. Il cretto è composto da 122 blocchi di cemento altri circa 1.60 m ciascuno e riutilizza le rovine assemblate e ricompattate. I ruderi sono ricoperti da un manto di cemento bianco le cui gigantesche fessure che formano il cretto, servono da camminamenti e inoltre ripercorrono due delle antiche strade principali.
In totale il Cretto ricopre poco meno di 12 ettari, circa il 75% dell’antica città, tutt’ora necessita di completamento.
L’opera di Burri (1915- 1995), è stata spesso paragonata alla Land Art americana. Il famoso land- artist Robert Smithson scrisse nel 1973:

Secondo la mia esperienza, i posti migliori per un’opera di Land Art sono quelli dove le forze distruttive dell’uomo della natura hanno lasciato un deserto, un territorioinesplorato, a distanza dalle istituzioni culturali come i musei ”.

Questa affermazione potrebbe indurre a sovrapporre il lavoro di Burri al movimento americano, perché ne sussistono tutte le caratteristiche, tuttavia vorrei affermare che è solo un caso, una convergenza, o meglio una tangenza alla Land Art. La adombra ma non vi entra in orbita .
L’assolutezza della sua innovazione all’interno del suo pensiero estetico contemporaneo , lo mette al di sopra di ogni dubbio di imitazione ed ogni eventuale contatto è solo un piccolo step di un concetto più grande, ancora in evoluzione.

Categories Museo all'Aperto, Parchi | Tags: | Posted on gennaio 14, 2011

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